Nuove professioni…quali?

Sempre più difficile fare previsioni ma se guardando i vostri figli giocare a pallone vi fate qualche domanda sul loro futuro professionale, sappiate che i lavori dei prossimi 20 anni…oggi praticamente non esistono!

Inoltre il lavoro lo cambieranno numerose volte, quindi l’unica vera patente da dare loro è quella di sapersi adattare, di aguzzare l’ingegno e la creatività e di non smettere di imparare!

Questo, almeno, dicono le previsioni degli esperti. Che certamente vanno prese con qualche cautela, quando ipotizzano mestieri come «guida turistica spaziale» o «filosofo di etica delle nuove scienze». Ma, se non altro, sanno indicarci dove stiamo andando. Negli Stati Uniti, il paese all’avanguardia nelle proiezioni, il Bureau of labor statistics del dipartimento del Lavoro stila previsioni a 10-20 anni su quali mestieri e settori avranno la più rapida crescita, stimando il numero di posti creati, e quali carriere, invece, subiranno un declino. Che cosa prevede Washington, dunque?

La classifica dei 50 lavori più richiesti nel futuro dell’America vede al primo posto l’infermiera. Una professione non nuova, è certo. Ma in realtà l’intero settore della cura alla persona è atteso come uno dei due volani occupazionali da qui a 20 anni. Non solo per l’invecchiamento della popolazione (fattore comune a tutti i paesi industrializzati, con un’aspettativa media di vita che sfiorerà gli 85 anni nel 2040), ma per altri solidi motivi: il sostegno al settore assicurativo per l’assistenza sanitaria e gli investimenti nella ricerca scientifica, dai farmaci ai macchinari, dalla robotica alla biotecnologia. Da qui, insomma, verranno fuori molti mestieri nuovi di zecca.

Più in generale, gli Usa prevedono una sorta di separazione delle competenze, che saranno o molto alte o molto basse. Scompare, insomma, il lavoratore medio. Mentre fra i lavori in forte crescita ci sono gli autisti, i giardinieri, i riparatori di biciclette, gli idraulici, come ha ricordato il sindaco di New York, Michael Bloomberg, invitando gli americani a riconsiderare queste professioni. Fra i lavori tradizionali, tuttavia, ci sarà posto anche per evoluzioni più avanzate: per esempio, il «concierge», cioè il portiere d’albergo addestrato per guasti a computer e informatica, o il «broadband architect», un elettricista del futuro capace di organizzare i contenuti interattivi di internet sulle tv in casa.

L’altro grande motore di lavoro negli Stati Uniti continuerà a essere l’alta innovazione e l’ambito energetico.

E in Italia? La Fondazione ItaliaOrienta ha messo insieme le previsioni disponibili da varie fonti. «Abbiamo aggregato i numeri elaborati seguendo una logica» spiega Antonio Cocozza, docente di scienze della formazione all’Università degli Studi Roma Tre e direttore scientifico della fondazione. «Separare i settori che hanno una forte tradizione in Italia, e che non spariranno, da altri più deboli. Ebbene, ingegneria, economia e statistica appaiono favorite».

Anche l’agroalimentare conoscerà una nuova primavera (nel 2012 si è registrato il 2,2 per cento di aziende nuove create da giovani sotto i 30 anni) e genererà una gamma di figure, come il personal trainer dell’orto. Ma nel boom dei mestieri della terra c’è un futuro che già s’inizia a sperimentare. recuperando i fondi del caffè; un agricoltore salentino ha inventato un metodo ecologico per estrarre la fibra di fico d’India con cui riveste complementi d’arredo di design.

Servirebbe anche altro. «L’Italia ha bisogno di un vero piano strategico a 20-50 anni» raccomanda Marco Ceresa, managing director della Randstad, società leader al mondo nella selezione delle risorse umane. «Vogliamo puntare sul turismo, sul patrimonio artistico, sul food? Allora bisogna formare persone adatte ai nuovi mestieri per essere competitivi lì. La verità è che oggi non lo sappiamo e formiamo lavoratori pensando solo ai fabbisogni immediati».

Insomma, serve una visione a lungo termine. Il pezzo di carta non basta, servono determinazione e voglia di competere.